La Macchina Sognante
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#Seconda Guerra Mondiale

CARLINO, Parte III - di Stuart Hood, traduzione di Walter Valeri e Serena Russo

31/12/2018

Nelle colline imparammo tutto sulla raccolta delle castagne, dell’uva; imparammo ad arare e ad usare la zappa. Si può camminare lungo gli Appennini dalla pianura della Lombardia fin sotto Firenze; senza quasi mai uscire dai castagneti.
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Racconto in mezz'ora, Davide Sani

31/03/2018

La nostra storia inizia in una di quelle valli della Romagna, stretta e breve, con un torrente fancazzista nel fondo che d’estate smette di averne voglia e non tira più. È aprile, e nonostante sul calendario sia segnato che la primavera iniziava dieci giorni fa, il tempo, come le persone, fa il chissenefrega edoggifa un freddo bestia.
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CARLINO (parte seconda) - romanzo di Stuart Hood (traduzione di Walter Valeri e Serena Russo)

19/06/2017

E’ una strana sensazione mettere piede in un paesaggio. Per mesi hai vissuto come uno scarabeo su una foglia; limitato da qualche tropismo a un minuscolo raggio di attività. Il paesaggio ti ha circondato da ogni lato, ma tu non ci hai messo piede; così che, da principio, vi cammini con cautela.
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estratto dal romanzo "Carlino" (Stuart Hood, a cura di Walter Valeri)

01/07/2016

CARLINO romanzo di Stuart Hood Questa prosa fu scritta dall’autore 17 anni dopo gli avvenimenti narrati. Quando fece ritorno in Inghilterra, nell’autunno del ‘44, tentò di fissare i suoi ricordi del tempo trascorso in Italia.
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Tu stanca nelle gambe (Elvira Bianchi)

27/12/2015

TU STANCA NELLE GAMBE Elvira Bianchi   Tu stanca nelle gambe hai camminato troppo con catini smaltati sulla testa e figli piccoli cinque attaccati alle tue gonne lui ti ha preso giù alla vigna che avevi quindici anni il fieno profumato e anche il suo fiato che ansimava di vento tutta la vita era davanti in schiuma d’oro nelle onde e in terra fertili da strappare agli acquitrini hai imparato a cucire di pedale chinata sulla Singer abiti da sposa con le apprendiste ragazzine di mano svelta agli aghi a giocare a mosca cieca con i nastri apparecchiavi la sera al suo ritorno burbero coi cani il fucile seduto sul letto da oliare con un panno e sempre più muta e fiacca tu gli invecchiavi grata con la croce di piccoli rubini al collo bianco sono arrivate le bombe una mattina dal cielo di settembre il maschio più piccolo e più amato quello lentigginoso con gli occhi stretti di miopia ti ha portato limoni all’ospedale diroccato di cipressi poi è stato buio e stridore nelle orecchie e rosso di fuoco verso il mare tu stanca nelle gambe sei caduta sulla faccia a braccia aperte come in volo non c’è stato il tempo di salutare i figli questa è stata la tua vita bella io sono arrivata dopo anni e dopo tanta guerra a fare tregua col dolore che non si pronunciava mi hanno dato il tuo nome.
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Escrevo da Montese destruida (Tullio Bugari)

14/07/2015

Ho un debito con Julio. Un paio di anni fa pubblicò su Sagarana un estratto del mio libro “In bicicletta lungo la Linea Gotica”, sulle strade della seconda guerra mondiale; in quel frammento citavo qualcosa dei soldati americani e Julio osservò: “Non ci furono solo gli americani ma tanti altri, dimenticati, come la Forza di spedizione brasiliana.
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