Ultimi incubi argentini: Le brigate di Ariel Luppino
La mia previsione, quasi oracolare, che il grande capolavoro della nuova letteratura argentina sarebbe apparso nell’umile mangiatoia di qualche piccola casa editrice (candidamente battezzata come “indipendente”) si è avverata appieno. L’uscita de Le brigate di Ariel Luppino – prima in spagnolo, nel 2017, per Club Hem, e ora in italiano, per Edizioni Arcoiris, nella collana Gli eccentrici – ha dunque un carattere doppiamente inquietante: sia per l’abominio messo in scena nelle sue pagine (dico, senza paura di esagerare, che l’arte insidiosa della sua narrazione gauchesca riduce Meridiano di sangue di McCarthy a un innocuo capitolo di Bonanza), sia per l’inverarsi del presagio (omen) relativo alla sua comparsa (romanzo di grandezza e orrore pagani, Le brigate avrebbe potuto certamente rivelarsi tra le viscere di animali sacrificati, come quelle che gli aruspici esaminavano per divinare avvenimenti oscuri).
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