Ultimi incubi argentini: Le brigate di Ariel Luppino
25/08/2020
La mia previsione, quasi oracolare, che il grande capolavoro della nuova letteratura argentina sarebbe apparso nell’umile mangiatoia di qualche piccola casa editrice (candidamente battezzata come “indipendente”) si è avverata appieno. L’uscita de Le brigate di Ariel Luppino – prima in spagnolo, nel 2017, per Club Hem, e ora in italiano, per Edizioni Arcoiris, nella collana Gli eccentrici – ha dunque un carattere doppiamente inquietante: sia per l’abominio messo in scena nelle sue pagine (dico, senza paura di esagerare, che l’arte insidiosa della sua narrazione gauchesca riduce Meridiano di sangue di McCarthy a un innocuo capitolo di Bonanza), sia per l’inverarsi del presagio (omen) relativo alla sua comparsa (romanzo di grandezza e orrore pagani, Le brigate avrebbe potuto certamente rivelarsi tra le viscere di animali sacrificati, come quelle che gli aruspici esaminavano per divinare avvenimenti oscuri).
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