Tu stanca nelle gambe (Elvira Bianchi)
TU STANCA NELLE GAMBE
Elvira Bianchi
Tu stanca nelle gambe hai camminato troppo con catini smaltati sulla testa e figli piccoli cinque attaccati alle tue gonne lui ti ha preso giù alla vigna che avevi quindici anni il fieno profumato e anche il suo fiato che ansimava di vento tutta la vita era davanti in schiuma d’oro nelle onde e in terra fertili da strappare agli acquitrini hai imparato a cucire di pedale chinata sulla Singer abiti da sposa con le apprendiste ragazzine di mano svelta agli aghi a giocare a mosca cieca con i nastri apparecchiavi la sera al suo ritorno burbero coi cani il fucile seduto sul letto da oliare con un panno e sempre più muta e fiacca tu gli invecchiavi grata con la croce di piccoli rubini al collo bianco sono arrivate le bombe una mattina dal cielo di settembre il maschio più piccolo e più amato quello lentigginoso con gli occhi stretti di miopia ti ha portato limoni all’ospedale diroccato di cipressi poi è stato buio e stridore nelle orecchie e rosso di fuoco verso il mare tu stanca nelle gambe sei caduta sulla faccia a braccia aperte come in volo non c’è stato il tempo di salutare i figli questa è stata la tua vita bella io sono arrivata dopo anni e dopo tanta guerra a fare tregua col dolore che non si pronunciava mi hanno dato il tuo nome.
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