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#Clandestine

Clandestine (Eloisa Guidarelli)

06/09/2015

Prima della grande onda mi sono impressa nella mente gli occhi d’agata di mia madre e le sue morbide labbra colore delle amarene, prima dell’ultima onda avevo immerso la mia mano fino al polso nell’acqua nera come un’immensa pupilla, poi distratta dalla mia piccola sorella scura a cui per tutta quella notte ho tentato di cancellare ogni paura, le dicevo che avremmo mangiato tanto, che avremmo dormito al caldo, che il mare era nero solo perché era notte, ma domani, domani avrebbe fatto a gara con il blu del cielo, e io che cosa mi dicevo, e io che cosa mi dicevo, troppo bambina per concepire la fine, troppo grande per ascoltare altre favole, avrei voluto consolare mia madre, ma lei era spezzata, a cavallo di quella sottile soglia dove non si sente più alcun dolore, quando ogni speranza è morta, quando con la morte muore anche ogni stupore, non riusciva però a guardarci per la colpa, e io avrei voluto dirle che non mi importava di morire se avessi potuto avere il suo sorriso, ma lei teneva le mani sulla nostra gatta che non finisse in acqua, un occhio blu e uno giallo, la nostra gatta.
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