Nei giorni in cui divampano le proteste negli Stati Uniti e in tutto il mondo per l’uccisione di George Floyd da parte di un agente di polizia, il gesto di genuflettersi su un ginocchio (kneeling) è diventato il simbolo della lotta al razzismo e alle brutalità dalle forze dell’ordine nei confronti della comunità afroamericana.
Il primo a compiere quest’azione è stato uno sportivo, Colin Kaepernick, giocatore di football americano della NFL, quarterback dei San Francisco 49ers, che il 26 agosto del 2016, in un’amichevole estiva, durante l’esecuzione dell’inno nazionale si piegò su un ginocchio, invece di stare in piedi, come il protocollo richiede.
I media non prestarono inizialmente particolare attenzione a questo gesto simbolico, che però Kaepernick ripeté con il compagno di squadra Eric Reid il 12 settembre 2016, questa volta in diretta televisiva durante una partita ufficiale.
A quel punto, l’opinione pubblica cominciò a domandarsi la ragione e fu lo stesso Kaepernick a spiegarne la motivazione: “Non starò in piedi durante l’inno per dimostrare il mio orgoglio per la bandiera di un paese che opprime i neri e le minoranze etniche. Per me è più importante del football, e sarebbe egoista guardare dall’altra parte. Ci sono cadaveri per le strade, e persone che la fanno franca”.
(pubblicato su LeNiUs il 15/06/2020)
CONTINUA A LEGGERE SU https://www.lenius.it/sport-e-razzismo/
Fabrizio Ciocca, nato a Trastevere, Roma, sociologo con un master in sistemi urbani multietnici, è studioso dei flussi migratori, ed è convinto che numeri e tabelle possano aiutare l’opinione pubblica a comprendere fenomeni complessi.

