"Smorzate per sempre il mio organo della parola" - Poesie di Sanghamitra Halder

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Smorfia


Non sei ricordata nella tua interezza, sei nel muscolo, in tutto il corpo

O sei lì che aspetti come onda o fosso in una qualche piega?

Se le foglie sono agitate da un vento assente

e non da uno spettro, mi sento leggenda

O Assente! Grande è il mio desiderio di adattarti!


La gente se ne va in giro per mercati, perde borse

Appena svoltato l’angolo vedo qualcuno che imita la tua camminata


Arrivo a una distanza nominale per seguire, non vedo originali da nessuna parte

Non c’è alcun te in te

È dal muscolo che veniva la tua smorfia solo per mettere al mondo questa scrittura



La scuola dei bravi


Con spirito di maratoneta e lunga preparazione

sono arrivata a questo punto senza ritorno

Tutti mi consigliano – fa la brava

Ma brava quanto?

Chi è brava?


Un bambino ancora in panni infantili è contento se recupera biglie perse

Pronuncia il suo nome – “Bravo”

Occorrerebbe cancellarlo dal registro della scuola dei bravi

prima ancora che gli altri se ne accorgano.



Esilio


Lasciatemi appesa

alla luce dell’autopsia, in segreto, in pubblico

Prima saccheggiate il mio cuore


Smorzate per sempre

Il mio organo della parola – le mie macchine del Si e del No


Lasciate che sanguini il mio desiderio di alberi

mentre cerco l’acqua nel deserto


Lasciate che sia bandita lontano, così lontano

da scordare per sempre il ritmo di Sì nel sì, e di No nel no.


Sì, sono pericolosa. Mandatemi in un esilio così lontano

da dimenticare per sempre il suono dell’acqua



La novella della luce -1


Sei un uccello perché torni a casa al crepuscolo

La palma sembra tanto antica quando è sola


A testa in su, un cane la legge da allora


Il cuore trema a tale vista

Un cane tutto solo e il suo pianto si smorza

come se in paese non vi fossero inganni

come se nessun insulto da ora in poi fosse lì ad inseguire


Come se non dovessi superare questa vista per arrivare da qualche parte.




La novella della luce -2


Hai fatto occhiolino in questa meravigliosa luce e mi hai letto il cuore

Il cuore si è spezzato in tanti pezzi

Il dolore intorpidisce

Hai trascinato nell’ombra ogni cura

lasciando una novella di luce


Non c’è neo sul labbro, tutti i sorrisi sono inzuppati d’acqua

Sono un umano più nuovo, dopo i lunghi viaggi

Sbircio da dietro la novella della luce per vedere

se qualcuno mi riconosce




Una brutta scrittura


Vedo che di me si spettegola

nella colonia delle parole

La misura del confine e dei vizi

che si profilano nella cartografia del carattere

qua e là, appiccicosi


Le parole al mio fianco sono sospettose

A prescindere dalle cancellature


Quante promesse in una brutta scrittura

Non lo capisce nessuno fin quando non osservi i suoi movimenti

Non capisci quanto fiato esali

nel muro delle parole accanto




Un gesto assente e solitario


Sembra essere un villaggio sgraziato di una vita passata

Scorgendolo mi è venuto un sogno

come fossi accarezzata da un sole festivo


Cosa mi rende così felice, tanta luce vedere chi

non posso ricordare

Così, lo sguardo esteso alla noce di areca, gialla matura attraverso la finestra


Che luce è questa, quali foglie tramontano su una melodia così armoniosa?

Cercando di pensare a questo

divento gesto di risveglio

Il mondo è stato colpito da troppa meraviglia per accorgersene


In questa storia non era ancora arrivato il corvo


Nessuno ci ha creduto – che una persona possa svegliarsi in una storia come questa




Troppe menti


Albero dalle foglie scisse, sembri risalire a prima di Cristo

La tua casetta è persa dentro un tramonto

E la faccia di Gesù il Nazareno aveva ancora il mento imberbe

Il nemico era ancora di cattivo umore. Diritto al punto

Risultava disinvolto mescolare il veleno al bere

Nel cuore non c’erano ancora tutti quegli strati di detriti

Non era ancora raro

finire in luogo altro pur avendo il desiderio di arrivare altrove.


Stasera

la mia mente è diventata così tante

che sono sospettosa di chiunque mi trovi accanto



Irragionevole


Da tanto tempo ‘irragionevole’ se ne sta lì

seduto fisso dentro la nostra salvezza

che si potrebbe dire sia un uccello. Gli si potrebbe dire “vola,

tessi canti lacustri dedicati alla nostra remissione”


Sarebbe facile dirlo

e per questo non lo dico.


Non c’è nessuno a cui importi


Non proferire parola

proferisci solo uno sguardo fisso





Questo lato, solo


La melodia ti fa sospettare

che si tratti di qualcosa d’inquietante

I famigliari la canticchiano

E io dispongo il dibattito in cima all’albero


Ed è così che diventa fruttuoso


Poesie inedite tradotte da Pina Piccolo, per gentile concessione dell’autrice, presentate nel seguente video (in Bangla con sottotitoli in italiano) all’evento “Sulle ali della poesia da Kolkata alla Palestina”, serata nell’ambito della Scuola Popolare tenutosi presso Villa Romana, Firenze, il 7 luglio 2020, in collaborazione con La Macchina Sognante.



Sanghamitra Halder è una poeta bengalese e prosatrice nata a Kolkata nel 1984. Ha conseguito la laurea di Master in Lingua e Letteratura Bengalese.  La sua prima poesia è stata pubblicata nel 2004 e finora ha pubblicato cinque raccolte di poesia in bengalese — NAAMAANO RUCKSACK (2010), DEERGHO-EE (2014), HEY EKTI SAMBODHAN (2016), ANUPOSTHITIR SHABDO (2017), EKA EK UJHYO MUDRA (2019) e una raccolta di scritti in prosa – RANDHANSHALAR SHIS (2017).  Sue poesie sono apparse in un gran numero di riviste letterarie e commerciali come pure in antologie, e sono state tradotte in inglese, spagnolo e italiano. Ha partecipato a vari progetti letterari collettivi sia in India che all’estero.  Con Animikh Patra è co- fondatrice e co-direttrice della rivista Duniyaadaari, con la quale La Macchina Sognante e The Dreaming Machine hanno instaurato un partneriato, con scambi di traduzioni.  Nel numero 6 di The Dreaming Machine trovate un’intervista con  i due co-direttori di Duniyaadaari.


Immagine di copertina: Foto a cura della Fondazione Pino Pascoli, Premio-Pino Pascali, Zhang Huan, 2019.






Riguardo il macchinista

Pagina archivio del macchinista


Pina Piccolo è una traduttrice, scrittrice e promotrice culturale che per la sua storia personale di emigrazioni e di lunghi periodi trascorsi in California e in Italia scrive sia in inglese che in italiano. Suoi lavori sono presenti in entrambe le lingue sia in riviste digitali che cartacee e in antologie. La sua raccolta di poesie “I canti dell’Interregno” è stata pubblicata nel 2018 da Lebeg. È direttrice della rivista digitale transnazionale The Dreaming Machine e una delle co-fondatrici e redattrici de La Macchina Sognante, per la quale è la cosiddetta macchinista -madre con funzioni di coordinamento. Potete trovare il suo blog personale digitando http://www.pinapiccolosblog.com