La vita è un istante.
Quanto va lontano il tuo sguardo amato Leone,
è rimasto sull’altra sponda forse…
o lo specchio delle sue acque lo restituì
Nell’amata terra che ti ha abbracciato?
Hai cambiato montagne e valli,
Per pianure di colore verde e speranza.
Gli hai dato figli e nipoti, dono divino,
per averti dato il benvenuto
senza chiedere, e senza risposta
sei rimasto, muto: la vita è un istante.
Ti presto i miei occhi e di nuovo nella tua terra,
la tua città, le sue strade, la sua gente…
Non sono uguali?
Non è la tua gente, le tue strade, la tua città?
Tutto è cambiato?
Quanto va lontano il tuo sguardo amato Leone,
È rimasto sull’altra sponda forse…
o lo specchio delle sue acque si è rotto,
o la terra amata che ti ha abbracciato
non ti abbraccia più?
Ma non dovresti preoccuparti:
la vita è un istante!
Septiembre 2019. Torino – Italia.
Ieri è oggi.
Mi piacciono le coccinelle, guardare la notte stellata,
il “mate amaro” perdendo lo sguardo dove non c´è nulla.
La terra appena sudata, l’erba appena tagliata,
l’ombra degli alberi e il sole quando tramonta.
Mi piacciono i vicini quando alzano la mano,
in gesto più di fratello nel saluto quotidiano.
La tavola sempre ben posta, con umiltà, senza vantarsi,
mamma chiamando al tavolo: che a mezzogiorno è già tardi.
Papà facendo un pisolino, il silenzio nel quartiere,
il fischio dell’amico, e senza rumore uscire.
Il calcio balilla al bar, il biliardo e le sue tasche,
il tonfo della stecca, e “l’oscillazione della sua gonna”.
Lanciare pietre nel fiume, andare in bicicletta,
cercare misteri nella Cattedrale, e senza che nessuno ci veda.
Il cortile, quello del Collegio, Raúl, Ernesto, Fulgencio,
Tarcisio, Pedro, Aurelio, Juanjo, José Mario, Elbio …
E al buon passo di Maria, dare i gelsomini a dicembre,
l’albero di Natale, e ancora di più il presepe.
L’oscillazione della sua gonna, i nostri figli e suoi sorrisi,
La vita, la vita tutta, a pieno ma senza fretta.
Mi piace tutto questo insieme e non è che mi lo ricordo:
lo porto sempre con me, fino al giorno che mi sia dato.
Ricordo è quello che è andato via, questo non è mai successo,
perché è un dono di Dio, che soltanto mi ha prestato.
“Mate amaro”: bevanda tipica del Uruguay.
Dicembre 2019. Torino – Italia.
Novembre 2004
I miei sogni
diversi dal mio avo,
saracenari i suoi
“maragatos” i sogni miei.
Solo si incontrano in un punto:
nel devenire del sentiero;
americano l’Eden dei suoi sogni,
l’orizzonte dei miei europeo.
Tempo fa arrivò alla mia terra,
ho appena poggiato
i piedi sul suo suolo;
¡giuro che ero stato già qui!
E mi chiedo nuovamente:
se lui avrebbe voluto ritornare,
nel trascorso del tempo
alla sua casa, al suo paese;
io al mio…questo spero.
Simili ai suoi sogni
i sogni miei,
simili…ma non uguali
¡Cosa! Che non è lo stesso.
Novembre 2004. Saracena CS – Italia.
“Maragatos”: gentilizio di coloro nati in San José – Uruguay.
Migrazione.
Con i sogni delle terre italiane,
Sono venuti aggiungendo mari,
Lasciando dietro l’odore del sale,
Il colore d’altri mari,
per i verdi prati è cambiato.
Origini, volti, sguardi dimenticati …
Senza versare in pubblico le loro lacrime.
Lingua, dialetto, gesti, costumi
Di cui si fa tesoro, e nuova lingua, dialetto,
costumi castigliani, in nuove terre:
A sud, americani.
La patria sempre presente
Negli incontri, società… amicizie vecchie,
e nuove, e presente anche nelle solitudini.
Quanta migrazione! Quanti sogni e dimissioni!
Quanta vita, vissuta con passione in mete sognate.
Successi, sconfitte, conquiste e rinunce!
Lezioni senza fine: inconsapevolmente ci hanno resto eredi,
per farsi sentire nei nostri viaggi accompagnati.
Viaggi fisici… e viaggi sognati.
Oggi abbiamo trovato quello che hanno lasciato,
E offriamo loro in loro memoria i loro odori,
colori, sapore di sale dei suoi mari…
Le loro valli, le loro montagne…
quegli sguardi, sguardi recuperati.
La migrazione continua, come quella degli uccelli.
Italia! Io ti saluto!
Il sud delle terre americane ti restituisce il tuo sangue!
Gennaio 2020. Saracena (CS) – Italia.
Claudio Rafael Senattore Villero, vive attualmente a Torino, nato nel 1963, a San José de Mayo, Uruguay e cittadino italiano (pronipote di italiani), artista plastico e insegnante di arti. Fin da giovanissimo si dedica alle arti plastiche, ponendo un accento particolare sul disegno e sulla pittura. Ha partecipato a mostre collettive e individuali. Da tempo si dedica alla scrittura.
In poesia ha ottenuto il secondo premio al concorso letterario Vincenzo Padula indetto dall’Associazione Culturale Santa Maria del Gamio (Saracena CS – Italia) ed è stato finalista nel Concorso Internazionale dedicato alla Giornata Mondiale della Poesia e nell’ultima edizione del Premio Internazionale Il Federiciano.
Testi pubblicati su gentile concessione dell’autore
Immagine in evidenza di Alberto Guadagno.

