Per conoscere i poeti del SudAfrica - Parte I M. D'Offizi, K. Allan, S. Heiss, W. Schalkwyk, J. P. Agustin ( a cura di Raphael d'Abdon e Pina Piccolo)

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In questa prima parte proponiamo una selezione di poeti contemporanei dal Sud Africa che hanno risposto all’appello lanciato da   lamacchinasognante alcuni mesi fa  inviando le loro poesie al contenitore, in un progetto avviato dal poeta e nostro stimato collaboratore raphael d’abdon che da anni vi vive. Tra i poeti spicca il compianto  Mario D’Offizi, una figura umana e letteraria di grande spessore scomparso il 14 settembre, a cui dedichiamo questo numero de lamacchinasognante.com.  Sono due sue poesie, nella traduzione italiana di Raphael d’‘Abdon ad aprire questa prima carrellata di poeti dalle voci più svariate che scrivono oggi in Sud Africa. Mario D’Offizi è stato scrittore ed attivista  da cui trarre ispirazione per il coraggioso uso della scrittura nel prendere posizione su temi controversi, nello sviscerare le zone d’ombra dell’essere umano e le questioni dell’oggi, dal paese che ha conosciuto la lunga lotta contro l’apartheid e vari tentativi di  costruire forme di convivenza alternative al capitalismo del ventesimo e ventunesimo secolo.

Per approfondire i suoi contributi  anche su altri fronti della scrittura e il suo impegno civile, consigliamo di leggere l’intervista di qualche anno fa  fatta da Joshua Valeri all’autore e pubblicata  in Frontiere News, che ripubblichiamo in questo numero.

 Poesie di Mario D’Offizi

 

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Morte e Rose

Se non tornano mai mai più non agitarti arriveremo da Loro per forza da qualche parte nel tempo e nel grande schema delle cose la morte è solo una leggera deviazione dalla norma un’agonia per alcuni forse per i più, ma eccheccazzo! sentite ragazzi, il vino che bevete è buono come la roba di classe che beviamo quaggiù merlot, pinotage, vi ricordate? forse avete anche imparato a trasformare l’acqua in vino, magari io! (dovete aver sentito la barzelletta del “pesce che fotte in acqua” che circola quaggiù) ultimamente sono diventato oltremodo sentimentale e ho iniziato a piantare rose per la maggior parte di voi e gli ho dato il vostro nome mi dispiace non per tutti voi non ho così tanto spazio ma l’intenzione c’è e non solo per voi ragazzi scaverei per piantare una rosa e chiamarla Gesuù e piantare rose e dar loro i nomi di tutti i bambini che muoiono ogni giorno dalla Somalia fin qui proprio sul tappetino all’ingresso di casa mia e di tutti i bambini che hanno respirato anche solo una volta ecco una buona idea: forse tutti noi vivi qui e adesso con la nostra vita normale dovremmo piantare rose per tutti quelli che abbiamo amato milioni di rose miliardi di rose triliardi di rose questo è  un luogo spinoso – come ben sapete –

ma forse lo sbocciare dei fiori sarà d’aiuto ragazzi, avete delle rose? spero proprio di sì ci vediamo presto

(traduzione: Raphael d’Abdon)

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Death and Roses

If They never come back ever don’t fret we’ll get to Them for sure somewhere in time and the scheme of things death is just a slight departure from the norm agonising for some maybe most but what the shit! hey Guys is the wine you drink as good as the good shit we drink down here merlots pinotages you remember? maybe you’ve even learnt to turn water into wine

wish I could! (you must’ve heard the “fish fuck in water” joke down here) i’ve become terribly sentimental lately and have started planting roses for most of you and named them after you

sorry not all of you i don’t have that much space but the desire’s there and not just for you guys I’d dig to plant a rose and call it Jesus and plant roses and name them after all the children who daily die from Somalia right down here to my own very frontdoorstep and all the children who ever once breathed here’s a good idea maybe all of us here living in the here and now living in the norm should plant roses for all the ones we loved millions of roses billions of roses trillions of roses It’s a terribly thorny place here – as you well knew –

but maybe the blooms will help do you Guys have roses? i really hope so see you all some time

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Cocaine Kimberly era il suo nome di battaglia…

e gridava improperi ogni volta che veniva venne così tante volte quella notte… quegli epiteti, a volte balbettati, si srotolavano ruvidi sulla sua lingua rosa luccicante e pulsante, che leccava labbra e si contorceva dentro e fuori dentro e fuori annegava i suoi pianti viscerali

si muoveva, ballando in trance, sobbalzando ancora… ancora… ancora

splendidamente sotto di me, le sue mani inumidivano la carne della mia schiena, la carne delle mie natiche con le sue dita e i palmi delle mani splendidamente avvinghiati attorno a me, capezzoli turgidi, mani che cercavano il soffitto come la luce per papaveri baciati dal sole la sua fica d’ostrica avvolgeva la perla muta della mia anima pulsante che si aggrovigliava, sgrovogliava, rigrovigliava come una mitraglietta Browning la scaricò tutta sventagliata dopo sventagliata di estasi multiple avevo le mani piene, il mio corpo bagnato ribolliva e andava a picco col suo delirio il suo sudato scompigliarsi, i suoi instancabili svergognati fremiti

sono venuto anch’io un po’ di volte quella notte ahimé, come un fucile con un colpo solo in canna ricarica… pausa… ricarica… pausa… ricarica… pausa… ricarica…. pausa… pausa… pausa… ricarica quanto vorrei essere un’instancabile mitraglietta Browning

quando, all’improvviso, il sole si erse diritto e sorse per unirsi a noi e ai nostri giochi stremati la luce filtrava e penetrava tagliente attraverso le tendine di pizzo e ci puntava lei si alzò… si vesti in silenzio e se ne andò con un sorriso solare

occhi blu storditi e abbaglianti e un bacio di farfalle

e quando se ne andò mi sentii, mi sentii

mi sentii come se qualcuno mi avesse piazzato una pallottola in testa e se qualcuno mi avesse piazzato una pallottola in testa. lì, secco la mia vita sarebbe stata vissuta al top e pienamente ripagata non puoi permetterti una notte così per solo 500 rand come ho fatto io quella volta neanche per tutto l’oro del mondo

(traduzione: Raphael d’Abdon)

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‘Cocaine Kimberly’ was her working name…

and she swore out loud every time she came she came so often that night… her expletives, sometimes stuttered, rolling frantically off her tongue, gleaming pink and thrusting, licking lips and curling

in   and   out   in   and   out, drowned her gutted cries

she moved     trance-danced     pounding on and on and on

beautifully beneath me, hands molding my back-flesh butt-flesh to her fingers and her palms, beautifully astride me, nipples taut, hands reaching to the ceiling like sun-kissed poppies to the light her oyster vagina enveloping the muted pearl of my pulsating soul coiling, uncoiling, recoiling like a Browning machine gun she fired off burst after burst of

multiple rounds of ecstasy I had my hands full, my wetted body burning and wracking with her delirium, her sweated stirring, her tireless, shameless, shuddering

I too came a few times that night sadly like a single-shot rifle load   pause   reload   pause   load pause pause reload pause pause pause reload… how I wished I was a tireless Browning machine gun

when the sun suddenly perked erect and rose to join in our waning action light jabbing and dashing sharply through the lace curtains coming at us

she upped     dressed silently left with a soulful smile blue eyes dazed and dazzling and a butterfly kiss

and when she left it felt it felt it felt as though somebody had put a bullet through my head

and if somebody had put a bullet through my head right then and there my life would have been more than lived and fully rewarded

you can’t get a night like that for just R500 like I did way back then not for all the money in the world

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Mario-DOffizi

Nato a Bloemfontein il 13 giugno 1946 e morto a Città del Capo il 14 settembre 2017, metà irlandese e metà italiano, Mario D’Offizi è stato un  poeta e scrittore freelance. Cresciuto dall’età di tre anni in vari orfanotrofi, si è diplomato alla Boys’ Town di Magaliesburg. Le sue poesie appaiono in varie pubblicazioni, tra cui i quotidiani Cape Times e Cape Argus e le riviste Carapace e New Coin. Ha tenuto reading di poesia alla University of Cape Town, alla Wits University e alla University of Johannesburg, all’ex “Space” Theater e al Cafe Camissa di Cape Town. Nell’aprile 2003 è apparso come Poeta del Mese sul sito www.jhblive.com. I suoi hobby preferiti erano le camminate in montagna, la lettura e giocare coi suoi nipotini. È autore del volume di poesie Banana Crates & Wiremesh e dell’autobiografia Bless Me Father, pubblicata dalla casa edtirice di Johannesburg Geko nel 2008 e tradotta in italiano da Raphael d’Abdon e Lorenzo Mari (Bless Me Father, Compagnia delle Lettere, 2013).


raphael_dabdon

raphael d’abdon è uno scrittore e traduttore italiano nato a Udine nel 1974 e che vive a Pretoria (Sudafrica) dal 2008.  Come poeta si è esibito in numerosi festival in Sudafrica, Italia, Nigeria e Stati Uniti. Insegna letterature coloniali e postcoloniali alla University of South Africa (UNISA). La sua ultima raccolta di poesie è salt water, Poetree Publishing, Johannesburg, 2016.


Poesie di Kyle Allan

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Nella tua lingua silenziosa

Nella tua lingua silenziosa che spoglia la mia poesia vi è l’idioma di sassi spezzati e una strada perduta vi è un pugno nascosto tra due lamiere di metallo che replicano la mente una mano di mappe chiuse un luogo circondato da due orecchie che con dolore e chiarezza percepiscono ogni suono compreso il rumore della luce che si frantuma in arcobaleni ogni volta che lascio la stanza.

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In your silent tongue

In your silent tongue undressing my poem there is a language of broken stones and a lost street there is a fist hidden between two sheets of metal replicating the mind a hand of closed maps a place surrounded by two ears hearing every sound with pain and clarity including the noise of light shattering into rainbows everytime when I leave the room.

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Non hai nessun taccuino

Non hai nessun taccuino Scrivi le poesie sulla tua pelle -  sulla punta umida della tua lingua – scrivi poesie che sanno di acqua che soddisfano la tua sete – scrivi poesie sulle pareti della tua bocca e sulle pareti della tua stanza trasformando tutto in un’estensione della tua pelle, scrivi poesie sulla tua faccia, sui tuoi vestiti, scrivi poesie sulla punta delle tue dita, sulle tue scapole, sulle tue labbra, nel posto dove la tua bocca è bagnata, nel palmo della tua mano dove vi è iscritta una mappa come una poesia di linee e pieghe incise in un linguaggio di pelle.

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You have no notebook.

You have no notebook. Write poems on your skin- on the wet tip of your tongue- write poems tasting of water that quench your thirst-write poems on the walls of your mouth and on your rooms walls turning everything into an extension of your skin, write poems on your face, on your clothing, write poems on your fingertips, on your shoulderblades, on your lips, in the place where your mouth is wet, in the palm of your hand where a map is written like a poem of etched lines and folds in a language of skin.

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È.

È una palla circondata da un fulmine e dalla misericordia di raggi cosmici lanciata per lo spazio senza tregua e che si ritrova nello stesso posto.

E’ una palla fatta di rasoi gambe di bambini e feste al bar che brindano alla sconfitta di un altro giorno e al suo ritorno in tamburi riscaldati che confessano la notte oltre il referendum e che cuociono ingenue retoriche

-——–

La pazzia ci attraversa come un treno, un trapano che spunta da entrambi i lati di una stanza entrambi i lati di una strada senza nome, come due orecchie accecate da  parole sulfuree

-—

non è pace. non è morte. è altra cosa, questa pura violenza dalla quale provengo. non è pace. non è morte. è altra cosa, questo vuoto dove tutto inizia ancora una volta.

-–

il predicatore predica di nuovo l’infinito e continua a farlo. So che non lascerò questa stanza vivo.

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It is.

It is a ball surrounded by lightning and the mercy of cosmic rays being hurled through space, again and again finding itself in the same place.

It is a ball made of razors and childrens legs and bar parties toasting another days defeat and its return in hot drums confessing night beyond all referendum and cooking naive rhetoric

……..

insanity goes through us like a train, a drill coming in both sides of the room, both sides of a nameless street, like two ears blinded by sulphurous words.

……..

it is not peace. it is not death. it is something else, this pure violence where i come from. it is not peace. it is not death. it is something else, this void where it all starts again.

………

the preacher is preaching infinity again and again. I know I will not leave the room alive.

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Traduzione di Pina Piccolo, testo inglese per gentile concessione dell’autore.

kyle Allan

Kyle Allan è un giovane poeta, performer, scrittore  che ha lanciato un innovativo album di poesia  intitolato Influences (2013)  accompagnato da una varietà di generi musicali che rendono omaggio al panorama culturale sudafricano., tra cui maskanda, afro-jazz, mb, house e kwaito.  e sue poesie sono state pubblicate  in varie riviste cartacee sudafricane tra cui Fidelities, New Coin, Kotaz, Carapace e online in Botsotso magazine, e in riviste in India e negli Stati Uniti.


Poesie di Silke Heiss

 

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Come un uccello

Sul punto di imbarcarsi in un altro progetto pieno di significato

l’anima si sporge in avanti come un uccello pronto a spiccare il volo.

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Like a bird

On the cusp of embarking on another meaningful project

the soul leans forward like a bird about to fly.

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Memoria

Qualcuno aveva strappato quella rosa con i petali avvolti in tre spirali, dal profumo inebriante che non vedevo l’ora di trovare durante i nostri giri per il giardino

Era sparita e mi sono di nuovo trovata in quella terra di amore e perdita quell’, impalpabile luogo intangibile- La mia memoria e il suo pesante accumulo

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Memory

Somebody had plucked the rose whose three-whorled body, heady fragrance I looked forward to on our round through the gardens.

It was gone and I found myself again in that land of love and loss, the intangible, palpable place – my memory and its heavy hoard.

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Non una cosa, ma fido custode

Le cose cambiano, ma il mio cuore non è una cosa –

la sede di sentimenti si apre a quel che essi portano

questo mistero di sangue e muscolo a cui si può far male che si può uccidere

ma non lo puoi sottomettere al dominio della volontà umana

può essere impaurito e confuso dalle bugie dai sotterfugi

con un sofisticato giro di parole lo si può far sentire sotto accusa

ma alla fine tutto quel che è falso lo rifiuta –

il mio cuore è fido custode di tutto ciò che è senza tempo. Certo le cose cambiano ma il mio cuore non è una cosa -

L’amore vi è di casa. E Amen

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Not a thing, but a reliable keeper

Things change, but my heart is not a thing –

the seat of feelings is open to what these feelings bring –

this mystery of blood and muscle you can hurt and kill –

but you can’t subject it to the rule of human will –

it can be frightened and confused by lies and subterfuge –

a sophisticated twist of words can render it accused –

but finally all that’s false is refused –

my heart is a reliable keeper of all that is timeless. Things change, yes, but my heart is not a thing –

Love is at home in it. Amen.

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Traduzione di Pina Piccolo, testo originale inglese per gentile concessione dell’autrice.

Silke-Heiss

Silke Heiss è nata a Berlino Ovest  ma è cresciuta  a Pretoria.  E’ scrittrice, redattrice, artista e insegnante, dirige laboratori di scrittura. Pubblica su riviste  e ha a suo attivo anche una newsletter, negli ultimi anni  ha tenuto readings di poesia insieme al marito il poeta Norman Morissey. Ha pubblicato 7 libri di poesia  che trattano di amore, natura e località. Tra le sue pubblicazioni The Island and the Bay.


Poesie di Winslow Schalkwyk

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Per Linda

Era nel modo in cui ti sedevi, fissando l’oceano, il vento che si scatenava e si lamentava oltre la tua faccia ma non ci facevi caso.

Era la serenità e la pace che trovavi mentre sedevi nel giardino che avevi aiutato a costruire. Il tuo nome non sarà ricordato qui. Qui sarai sempre “il ragazzo”

“Di’ al ragazzo di portare più sabbia!” “Di’ al ragazzo che abbiamo bisogno di più sabbia”! “Dov’è il ragazzo con la sabbia!? Quando avremo lasciato questo posto, stretto tra la montagna e l’oceano e dovrai ritornartene a casa tua dove non ci sono pavimenti di cemento né curve nelle pareti d’acciaio a ricordarti le onde del mare, sotto il giardino, piantato dalle tue mani.

Ricordati di questo momento.

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For Linda

It was in the way you sat, Staring at the ocean, The wind gushing and wailing past your face

But you paid it no mind.

It was the contentment And the peace you found While sitting in the garden That your hands helped to build.

Your name will not be remembered here. Here you will always be ‘that boy’:

“Tell that boy to bring more sand!” “Tell that boy we need more sand!” “Where’s that boy with the sand!” When we leave this place, Nestled between the mountain and the ocean And you have to return Back to your home Where there are no concrete floors And the curves in the steel walls Reminds you of the ocean, Below the garden, That your hands planted.

Remember this moment.

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Tempo (il guaritore)

Tempo. il guaritore, passa così piano, tra il lasciar andare e la guarigione. Da qualche parte tra i miei pianti accorati e le tue bugie, tra i ricordi, e le mie silenziose fantasticherie ci sei tu.

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Time (the healer)

Time, the healer, passes by so slowly, in between the letting go and the healing. Somewhere in between my soulful cries and your lies, in between memories and my silent reverie, is you.

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Crescente

Se fossi la Luna Potrei incitare la marea a crescere Ma mi separerei dal cielo notturno Per cercare la verità e somiglianza nei tuoi occhi Pregherei per non essere più ostaggio delle tenebre E scorrere verso di te come i primi raggi di luce all’alba

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[one-half]Rising

If I was the Moon I could incite the tide to rise But I would separate myself from the night sky To search for truth and likeness in your eyes I would pray to no longer be a hostage of the dark And flow towards you like the first rays of light at sunrise.

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Traduzione di Pina Piccolo, testo originale inglese per gentile concessione dell’autore.

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Artista, modello e facilitatore,  Winslow Schalkwyk  si descrive come “Artista in movimento” . Nato nel 1980, cresciuto quindi negli anni della lenta fine del regime di apartheid,  tra i temi che affronta vi sono quello della libertà, della xenofobia che spesso espone nel circuito della Spoken Word,  ed è anche curatore di alcune delle manifestazioni come Verses Spoken Word, Soul Hop Sessions. Per notizie più approfondite sulle sue attività  consultare  la piattaforma Badilisha http://badilishapoetry.com/winslow-schalkwyk/


Poesie di Jim Pascual Agustin

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Uno stretto sentiero lungo il fiume

Una breve passeggiata lungo il fiume, l’acqua che inciampa su sassi tondi e bianchi. Il verde che si accosta al sentiero sabbioso.

I raggi sferzanti dell’estate trattenuti dalle nuvole sopra la valle. L’aria, il fiato di persona che brucia per la febbre.

Poi lì davanti ai nostri piedi polverosi stavano due vespe, ognuna lunga quanto un dito indice. Tenevano qualcosa con le zampe pelose. Hanno trascinato la preda a non più di 3 centimetri da noi.

Il sentiero si stringeva. Ho battuto forte il piede. La vespa alla sinistra ha mollato e se n’è volata via. Le gambe pelose, ora chiaramente quelle di un ragno, si contraevano dibattendosi per liberarsi. L’altra vespa ha stretto la morsa, conficcandogli dentro il pungiglione.

Abbiamo scavalcato la loro lotta tutto a un tratto consci della peluria che abbiamo dietro al collo.

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Narrow Path by the River

A brief walk by the river, the water tripping over round, white rocks. Green closing in on the sandy path.

Summer’s whipping rays held back by clouds over the valley. The air, breath from someone with a burning fever.

Then there before our dusty feet lay two wasps, each the length of an index finger. They were holding down something with furred legs. They dragged their prey no more than an inch from us.

The path grew narrower. I stamped my foot. The wasp on the left let go and flew off. The furred legs, now visibly a spider’s, twitched, pulsed to break free.

But the remaining wasp tightened its grip, sting digging further in.

We skipped over their struggle, suddenly aware of the fine hair on the backs of our necks.

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La parabola di un uomo stupido

Ho tirato fuori un mostro da un pozzo pensando che dentro il secchio d’acqua poteva starci e non si sarebbe mosso.

Appena visti i raggi della luna si è aggrappato alla corda, si è tirato fuori cadendo per terra, chiazzandosi di ombre di rami e di foglie.

Mi fissava,  occhi tondi come monete nel palmo sudato.

Non avrei mai dovuto dargli un nome. Adesso è solo me che chiama.

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Parable of the Stupid Man

I drew a monster out of a well thinking it would fit in a bucket of water and stay there.

As it saw moonlight it clung to the rope, hauled itself out onto the ground, dappled by shadows of branches and leaves.

It stared at me, eyes round as coins in a sweaty palm.

I should never have given it a name. Now it calls only for me.

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Puoi pure avere una Faccia ma non un Nome

Nella  mente mi si è fissata una foto, mi è arrivata in una mail, soggetto: spongebob avvistato a Hillbrow.

A Johannesburg qualcuno aveva fatto uno scatto di un bambino di strada che dormiva arrotolato in un materasso di gommapiuma, le gambe secche e scure che sporgevano fuori.

Questa è l’immagine che mi viene in mente ora che fisso la tua foto sullo schermo in internet, ragazzo Rom senza nome nelle ombre di Roma.

E’ quel tuo letto con il tetto di stelle o di pioggia o accecato di sole che mi disturba.

Non è né il sangue né la prossimità che vi trasforma in fratelli, te e Spongebob, ma quel letto. Quel cazzo di letto.

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You may have a Face but No Name

There’s a photo embedded in my mind, got it in an email, subject: spongebob spotted in Hillbrow.

Someone in Johannesburg had taken a shot of a street kid sleeping in a rolled up foam mattress, his dark and skinny legs sticking out one end.

This image comes to mind now as I stare at my monitor, at your photo on the internet, nameless Romanian boy in the shadows of Rome.

It’s that bed of yours with a roof of stars or rain or flood of sunlight that disturbs me.

It isn’t blood or proximity that turns you and SpongeBob into brothers, but that bed. That fucking bed.

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(ispirata a una foto di James Mollison dalla serie intitolata “Dove dormono i bambini”)

di Jim Pascual Agustin per gentile concessione dell’autore. traduzioni di Pina Piccolo.Tratte dalla raccolta Sound Before Water (University of Santo Tomas Publishing House, Manila 2013).

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Jim Pascual Agustin scrive e traduce poesia in Tagalog  e inglese. E’ cresciuto a Manila durante gli anni della dittatura  di Marcos e si è trasferito nel Sudafrica nel 1994.  Tra i suoi primi libri Beneath an Angry Star (Anvil Manila 1992) e Salimbayan (Publikasyong Sipat, Manila 1994) Nel 2011  la casa editrice  dell’università di Santo Tomas a Manila  ha lanciato due  dei suoi libri, uno in tagalog Baha-bahagdang Karupukan, e l’altro in inglese Any Skin.  Tra le sue raccolte più recenti Wings of Smoke, The Onslaught Press, 2017.

Le foto dei poeti a cura dei rispettivi poeti.

L’immagine in evidenza è della nostra webmaster,  Micaela Contoli, di OpenMultimedia


Riguardo il macchinista

Pagina archivio del macchinista


Pina Piccolo è una traduttrice, scrittrice e promotrice culturale che per la sua storia personale di emigrazioni e di lunghi periodi trascorsi in California e in Italia scrive sia in inglese che in italiano. Suoi lavori sono presenti in entrambe le lingue sia in riviste digitali che cartacee e in antologie. La sua raccolta di poesie “I canti dell’Interregno” è stata pubblicata nel 2018 da Lebeg. È direttrice della rivista digitale transnazionale The Dreaming Machine e una delle co-fondatrici e redattrici de La Macchina Sognante, per la quale è la cosiddetta macchinista -madre con funzioni di coordinamento. Potete trovare il suo blog personale digitando http://www.pinapiccolosblog.com