La mia somma
coincide sempre con l’esistenza di
qualcun altro:
un calcolo aritmetico
che pende tutto da un lato.
Dove io manco
manco per poca parte,
forse la tua stessa mancante
che a me pare intera, finita
nella sua natura parziale
che risponde a un tutto.
Dov’è questo tutto – mi domando.
Perché questa luce non sale
da nessuna parte?
***
Avevi un occhio blu per la tristezza
e uno rosso,
con la cera sciolta per il poco sonno.
Eri nel possibile poco distante da qui,
eppure inaccessibile.
Eri e tanto bastava
nell’attesa di essere.
***
Per il punto cardinale più alto
delle mie ossa arrivo a te.
Tu non sei che la cruna di un ago,
ospiti la saliva che mi trasforma
in filo, mi fa frammento percorribile,
intera, stretta fra l’indice e il pollice.
Così la geografia posteriore del
nostro vivere
avrà nuovi giorni da contare a mente
e faremo di questo poco pavimento
pagato al metro quadro
una zolla forte
che sappia darci il latte
e la segale e dell’anice in vetro
per l’estate delle tue merende,
la legna da ardere per i miei talloni
e il sale da aggiungere a mezza cottura.
Passerà da queste mura la rivolta,
cambierà l’intonaco e le lenzuola
a doppia piazza
e ci troverà esatti nella nostra
incompiutezza, con la scorta
di riserva
dei tanti futuri possibili.
***
Nel poco e niente
che qui si fa tutto
arrivi e mi guarisci
con del pane bagnato
strofinato al pomodoro.
Arrivi a spargere i tuoi
prolungamenti ultraterreni
e mi ungi col sale dove serve.
È una ferita aperta questa terra
instancabile, che non mi prende
e non mi lascia,
mi accarezza a voce alta.
Aperti i battenti delle chiese assolate,
nell’ora buona del mondo che fa
da concerto con le stoviglie,
porto il mio mento alle ginocchia
come sola reliquia del giorno:
sono la cartina di tornasole
di questo silenzio assordante,
sono le ossa inseppellibili,
l’acqua sale al tuo ritorno da messa.
Maria Rosaria Deniso
Nata in Lucania nell’agosto del ’96, cresciuta tra le colline materane, prima di essere adottata da mamma Bologna, dove vive da cinque anni. Dopo la laurea in lettere moderne, ha proseguito gli studi in antropologia culturale presso l’Unibo. Crede fortemente nel caffè, nella poesia e nella grazia di ognuno di noi.
(la foto è di Rui Aleixo)



