Conobbi Neeli Cherkovski nel mese di settembre del 2010. Fu uno di quegli anni in cui abbandonavo la provincia per recarmi a Mantova per tutta la durata del Festivaletteratura. Seppi che l’amica poetessa Anna Lombardo doveva recarsi in città per accompagnare un poeta statunitense: Neeli, appunto. Il giorno che me lo presentò, Luigi Ballerini e Paul Vangelisti presentarono il loro lavoro critico e antologico sulla poesia statunitense, racchiuso nelle antologie Mondadori “Nuova poesia americana” e Neeli era uno dei poeti inseriti nel volume dedicato all’area di Los Angeles. Il giorno dopo ci recammo presso una libreria di Lonato del Garda dove Anna doveva presentare un suo libro di poesie. Da quella volta, l’amicizia con Neeli è cresciuta e tutte le volte che viene in Italia, anche quando non organizziamo nulla che abbia a che fare con la poesia, troviamo comunque occasione per incontrarci. Fatta eccezione del 2013, quando organizzai con il mio editore un reading ad Asola (MN), siamo soliti trovarci sulle rive del Lago di Garda, ed è stato così anche nel luglio 2019 a Moniga del Garda. Quest’ultima volta Neeli venne accompagnato da Danny Rosen, editore che ha dato alle stampe “Elegy for My Beat Generation”. A cena parlammo di tante cose legate alla poesia e ai libri e fu proprio in quel momento che pensai di fare alcune domande a Neeli. Prima di salutarci mi donò anche una copia del libro ed ora, a distanza di mesi ho deciso di cimentarmi nella sua la traduzione. Rendo qui pubbliche le mie domande con le risposte di Neeli, e alla fine del dialogo anche le tre poesie che aprono il libro.
INTERVISTA
- Ciao Neeli. Qui in Italia hai pubblicato una selezione di poesie raccolte in un libro intitolato “L’amore comunque”, tradotte da Igor Costanzo e pubblicate con Pellicanolibri di Beppe Costa. Vuoi dirmi come sono state scelte le poesie e perché questa scelta?
Queste poesie sono state tradotte da Anna Lombardo, che vive a Venezia, ma credo sia originaria della Calabria. L’ho incontrata a San Francisco all’International Poetry Festival organizzato da Jack Hirschman. Anna ha tradotto molte poesie e le abbiamo rimodellate in un forma che potesse non perdere nella traduzione dall’inglese all’italiano. Volevo che alcune poesie parlassero di Bukowski, mentre altre, davvero personali, fossero incentrate sul tema dell’amore.
- Quali sono i tuoi poeti di riferimento in lingua inglese?
Beh, direi Ezra Pound, T S Elliot, William Carlos Williams e Cummings, per iniziare. Poi, come tanti poeti, vado indietro fino a Shakespeare, per gran parte della guida di cui ho bisogno.
- Quali sono invece i tuoi poeti di riferimento in altre lingue? In Italiano per esempio?
Dante è il primo, seguito da Leopardi e Pasolini. Poi amo Federico Garcia Lorca e Majakovskij.
- Durante il nostro ultimo incontro mi hai lasciato una copia del tuo libro “Elegy for my beat generation” dicendomi che ti ci sono voluti settantatre anni per scriverlo. Tu hai settantatre anni. Vuoi spiegarmi cosa intendi esattamente?
Voglio dire che è il culmine di tutta la mia vita in poesia. La stesura vera e propria ha richiesto solo pochi mesi, ma le poesie, in genere, hanno origine indietro nel tempo e potrebbero richiedere molti anni prima di potersi materializzare. Volevo offrire un tributo al poeta della generazione beat che cercava di salvare l’America dai disastri scaturiti dall’avidità e dalla stupidità. Volevo dire ai giovani di leggere libri, rispettare la terra, e abbracciare l’intero pianeta. Che duro lavoro.
- Mi hai anche detto di avere la testa già immersa nel prossimo libro. Posso chiederti di cosa si tratta?
Sì. Si tratta principalmente di poesie liriche ispirate da alcuni miei sogni a da passioni interiori, ma anche molte che trattano la questione ambientale mondiale. È un libro che si lascia molto influenzare dall’antico pensiero cinese e dal focus di Dante sull’importanza del proprio mito personale.
- Poco fa ho sentito il tuo editore affermare che tu sei l’unico autore che lui conosca ad essere completamente dentro la propria opera. Pensi che abbia ragione? E che cosa significa per te essere dentro il tuo stesso lavoro?
Penso di capire cosa stai intendendo. Ho questa filosofia del risveglio con se stessi, di effettuare un’escursione in se stessi come si fa con una montagna. È così da quando sono realmente dentro il mio lavoro. Fornire riparo.
- Poco fa, mentre eravamo a cena hai menzionato Nietzsche e Confucio e anche dire che “la poesia va oltre il bene e il male”. Vuoi esprimere questo concetto in modo più ampio?
Nietzsche viene prima di tutto per me, perché era un pensatore indipendente. Ha fatto del suo meglio per porre domande e cercarne le risposte. Non ha veramente fissato la velocità,. Lui ha continuato a ballare. Il suo libro Zarathustra è un testo importante. È una ricerca della saggezza di fronte all’illusione delle masse.
Nikki fu il frenetico richiamo della sua vita. Mi ha anche dato l’idea di andare oltre il bene e il male, fino al punto in cui riesco a vedere l’annuncio delle nostre origini, di essere oltre la moralità. L’antico poeta cinese, tradotto da Ezra Pound ne “Le odi cinesi” mi ha raggiunto con una profonda poesia della grezza esistenza umana.
- Tu credi nella famiglia?
Perché no. Penso che la famiglia possa essere molto importante e che l’amore per la tua famiglia di sangue possa anche essere molto illuminante.
- Cosa pensi riguardo le religioni?
La poesia è essenzialmente la mia religione. Posso e ho chinato la testa nelle cattedrali, nelle sinagoghe e in una foresta.
- Poesia e filosofia. Cosa pensi riguardo la relazione tra le due?
Hanno molto in comune. La filosofia ama la saggezza, così come la poesia. In tal senso vanno di pari passo.
- Per molte ragioni al giorno d’oggi sentiamo spesso parlare di artisti rifugiati. Ti importa di questi artisti? Cosa ne pensi di questo stato ormai diffuso?
Mi importa come mi importano altri artisti, ma in particolare mi interessano gli sradicati.
- Secondo te la poesia può fare qualcosa contro l’avanzata del populismo?
Non molto. Voglio dire… possiamo scrivere poesie in una manifestazione di protesta. Tutto qui.
- Sei interessato alle antiche culture?
Assolutamente sì. Cerco di immaginarle e di comunicare con loro nei miei sogni e spero che entrino nella mia poesia. Mi interessano semplicemente perché potrebbero aspettarci in futuro.
- E la poesia orientale?
Ovviamente, i poeti asiatici. Ma cerco davvero di non dividere il mondo in questo modo. Parlo di un mondo unico.
- Abbracciando l’intera razza umana, penso che siamo d’accordo sul fatto che non c’è differenza tra le persone. Pensi che sia importante riaffermare questo concetto? Perché?
Siamo fisicamente ed emotivamente molto simili, ma abbiamo anche differenze culturali reali. Io stesso sono un mondo in continua evoluzione, immagino.
- Perché dobbiamo osservare il cielo?
Perché siamo noi.
TRE POESIE DA “ELEGIA PER LA MIA BEAT GENERATION”
WHAT DID IT MEAN?
In memory of Gregory Corso
1
how does it mean in the childhood of human suffering alone on the arroyo, quick to hear a twig snap, a pocketful of wolves huddled in a circle, the wild stallion etched into limestone
four deer fording the river
liquid religion, time’s timid glance time’s final trick, who invented mankind?
your guess, amigo, on stone-sodden paths along narrow streets it was and is life went and came again, you see on one side of your brain the figure of a monster in human clothing ranting until the words burn on a pile of other words in a courtyard guarded by uniformed librarians
2
it meant the perfection of your rights as a person in making a dream, or the idea of perfection, it means something in the cosmic republic of star systems, it meant you awaken on an ordinary morning dressed in antelope skin
palm trees linger like wise old men in long brown robes, the true mirth rises, the wind is handsome and filled with promise, it brings primrose and fabulous lions who roar like automobile mechanics yeah, you have to sit for coffee
off the highway at five in the morning when the mastodons file in an the waitress is made o granite, so it means
so it meant, so you meet your body in free parcels of cloud set against the distant range, luminous shade falls on your shoulders, it means sweet wood and incisions on the wood’s surface
3
it meant breathing in a new form, the amusing and artful freedom to soar and become somehow more than a selfish soul, to share words to make them larger than a page it meant the ribbon and stack of paper, a manual typewriter, quite an invention situated on a desk, or a pen in hand writhing through winter’s demonic set
4
it meant knowing things without possessing them, it meant the plants are not always a commodity, it meant/it means how you see from the depth inside of your autonomous empire of sound and sight
rabbit warrens
fields of grain, uncrowned king of crows
it means you feel alright on a sling of rain when the view from the coffee house depends on telephone lines and lonely men in Chevrolets passing on their way to the Korean Peninsula
5
it mean you mean something on this meaningless planet
because you are in and out so fast you have only words to use, it means tapping on the typewriter, air conditioning sputtering, fat landlord at the door pounding
you are busy eating a plate of epic poems
why worry about the rent when you are plotting with Ms.Emily to overthrow stupidity
down your poems life escaping noose tightening little odd moon beaming what immense silences men may have seen when thinking of loud presentations on an Aeolian harp under signs and symbols men didn’t create but felt through instinct and spontaneous hymns
CHE COSA HA SIGNIFICATO?
In memoria di Gregory Corso
come assume significato nell’infanzia della sofferenza umana sola sull’arroyo, pronta a sentire un ramoscello spezzarsi, una manciata di lupi stretti in cerchio, lo stallone selvaggio inciso nel calcare
quattro cervi guadano il fiume
religione liquida, il timido sguardo del tempo l’ultimo trucco del tempo, chi inventò l’umanità?
la tua ipotesi, amigo, su sentieri di pietra-fradicia lungo strade strette era ed è la vita è sparita e poi ritornata, vedi su un lato del tuo cervello la figura di un mostro in abiti umani farneticare fono a quando le parole bruciano su una pila di altre parole in un cortile sorvegliato da bibliotecarie in divisa
significava la perfezione dei tuoi diritti come persona che costruisce un sogno, o l’idea della perfezione, significa qualcosa nella repubblica cosmica dei sistemi stellari, significa che ti sei svegliato una normale mattina vestito di pelle di antilope
le palme indugiano come vecchi saggi in lunghe vesti marroni, sorge la vera allegria, il vento è stupendo colmo di promesse, porta primule e favolosi leoni che ruggiscono come meccanici yeah, devi sederti per un caffè
fuori dall’autostrada alle cinque del mattino quando entrano i mastodonti e la cameriera è fatta di granito, quindi vuol dire
quindi significava, così incontri il tuo corpo in liberi blocchi di nuvole che si stagliano contro la distante catena montuosa alle tue spalle, vuol dire l’albero dell’alloro e incisioni sulla superficie del legno
significava respirare una nuova forma, la spassosa e astuta libertà di alzarsi in volo e diventare in qualche modo più che un’anima egoista, per condividere parole per renderle più grandi di una pagina significava il nastro e la risma di carta, una macchina da scrivere meccanica, una bella invenzione posta sulla scrivania, o una penna in una mano che si contorce nel mezzo di un diabolico scenario invernale
significava conoscere le cose senza possederle, significava che le piante non sempre sono una merce, significava/significa come vedi dal profondo del tuo impero autonomo acustico e visivo
tane di conigli
campi di grano, re dei corvi senza corona
significa che ti senti bene in una fionda di pioggia quando la vista dalla caffetteria dipende dalle linee telefoniche e da uomini solitari in transito sulle loro Chevrolet verso la penisola coreana
significa che vuoi dire qualcosa riguardo questo insignificante pianeta
perché ci appari e poi scompari così rapidamente hai solo parole da usare, significa battere sulla macchina da scrivere, l’aria condizionata che s’inceppa, il grasso padrone di casa che batte alla porta
sei impegnato a mangiare un piatto di poesie epiche
perché preoccuparsi dell’affitto quando stai tramando con Ms.Emily per abbattere la stupidità
con le tue poesie la vita fugge il cappio si stringe piccola bizzarra luna raggiante quali immensi silenzi gli uomini potrebbero aver visto quando pensano a chiassose presentazioni sopra una arpa eoliana sotto canti e simboli gli uomini non hanno creato ma percepito attraverso l’istinto e inni spontanei
BEAT DREAMS
I don’t know if you understand
how it feels to feed the roots and thistles
and honeybees and you witness
the wrenched beauty of clouds
turning forever into red-hot vomit
Arabesque melting
on the streets Pompeii’s people
burnt to a shell, auras
printed on stone, music from
white branches sifting
do you recall when Mona Lisa
spoke her final words? Oh she whispers
in my ear, David looked angelic
dressed in marble, chipped face pointed
toward the floor? He smiles
I never understood
the groping wound in my head
grunting, blinking at the sun
hiding from the moon’s cruelty
books filled with fortune and
catastrophe, golden ass
and red pony, wide-eyed
donkey, also Geoffrey the Cat
down into the body
candlelight as guide
through glass tunnel
where benevolence
and violence join hands
into a mirror
that cracks, over to the banks
of a river, poisoned
he donkey nibbles
on grass, in his eyes corridors
of song, a mandolin offers plaintive
cries, the cops come out of their hiding
place to murder Federico
bring a single yellow petal
is what I wish to love
if only I knew how to
love such a thing
I might be able to
make my way
to a carpet of silt
I come onto the terrace
late at night to witness
the beginning of the end
and it is beautiful,
lava pours over the rim
of the volcano facing our room
I shake you and say “Hey,
come look at this…”
every detail perishes, a desperate sonata
gains power by repetition
random are these dreams, though
the volcano is a fact of life
born without permission, a powerful
and all-consuming thing
SOGNI BEAT
Io non so se capite
cosa si prova a nutrire le radici e i cardi
e le api e ad assistere
alla bellezza strattonata delle nubi
mutare ininterrottamente in vomito rovente
Fusione arabesca per le strade la gente di Pompei
brucia in un guscio, aure
stampate su pietra, musica che
sfrigola dai rami bianchi
ti ricordi quando Monna Lisa
ha pronunciato le sue ultime parole? Oh lei sussurra
nel mio orecchio, David sembrava angelico
vestito di marmo, con la faccia scheggiata puntata
verso il pavimento? Lui sorride
Non ho mai capito
la ferita che mi lambicca il cervello
che grugnisce e sbatte le palpebre al sole
nascondendosi dalla crudeltà lunare
libri ripieni di fortune e
catastrofi, l’asino d’oro
e il pony rosso, asino con gli
occhi spalancati, anche il gatto Geoffrey
giù nel corpo
lume di candela come guida
attraverso il tunnel di vetro
dove benevolenza
e violenza si prendono per mano
in uno specchio
che si spezza, verso le rive
del fiume, avvelenato
l’asino sgranocchia
l’erba, nei suoi occhi corridoi
di canto, un mandolino offre un malinconico
pianto, gli sbirri escono dal loro nascondiglio
per assassinare Federico
portare un singolo petalo giallo
è ciò che desidero amare
se solo sapessi come
amare una cosa del genere
Potrei essere in grado di farlo
farmi strada
su un tappeto di limo
Vengo sulla terrazza
a tarda notte per testimoniare
l’inizio della fine
ed è bellissimo,
la lava si riversa sul bordo
del vulcano di fronte alla nostra camera
Ti scuoto e dico “Hey,
vieni a vedere questo…”
ogni dettaglio muore, una sonata disperata
guadagna potenza a ripetizione
casuali sono questi sogni, sebbene
il vulcano faccia parte della vita
nato senza permesso, una cosa potente
che tutto consuma
NOVEMBER 4
last night I met a poet,
forty-two, he has dark brown eyes
and a blond mustache, no taller
than I am, wearing faded Levi’s
and running shoes
two decades younger, facing the images
and jostles with the bellicose populace
surrounding him, he lives
on a block of Vietnamese
restaurants and bars filled with would-be
hunters, the taste of stale beer
is on his tongue, he turns
pages of my book,
with poetry no one is quite sure, they sit in a corner
aware of human ceremonies
to ask: “Did you really know Walt Whitman?”
November 4, I’m trying to push incest aside,
November is a cobra, travail gathers,
I unfold morning’s news to find nothing
of interest, instead I take inventory of that
poet’s coat, of his trousers, of his way of holding mocha
he worked in a bookstore but was laid off, charming
to know people still work in such places
today I rake leaves and put them in
our green bin, today I drive to watch ocean waves
and low-lying fog, , I look back
on broken things
November 4, news is stale beer, I knews
bartenders with sad, dog-like eyes who read
Greek and Latin philosophy,
I had friends who were married then
quickly divorced, they are
dead or old, I have friends who sit
in cafes, book in hand
November 4, I think of
the younger poet, only
last night he called, we met in Phil’s Cafe,
he handed me The Hunger Season, a book
of poems, “men with bellies
and baseball caps stand smoking outside
of Café Nirvana,” he writes in one of the poems
I love reading, “men with beer bellies
turning to the blizzard
in silent meditation,” daylight
draws near, early November
men and women crowd balustrades,
leaves fall, crush them
underfoot, hear them crackle
in a cool, crisp climate, eucalyptus brightens
sycamore turns ecstatic
weather will shift dramatically
I’m thinking of changing my life,
hopping to live on, clinging to ideas, talking
to an entire chorus of writers, young and old,
and to people who know the haunts, of men
alone in cheap hotels, Old Whitman is
tricking himself, testing the water of love, lying
in wait for night to come, he is Poe, strong and
Medieval, a Modernist in his time,
fine month of lost opportunity
may grand ambition reign,
the prophet ran to roll a joint,
Twin Towers collapsed,
Buddha dynamited
twice in November
in “Balloons” the younger poet begins:
“It is Tuesday, September 4
two thousand and seven…”
In “Spider Man” he writes:
“The walls are fucking
and the doors are bleeding
over this November afternoon…”
4 NOVEMBRE
la notte scorsa ho incontrato un poeta,
di quaranta-due anni, ha gli occhi castani scuri
e i baffi biondi, non più alto
di quanto io sia, indossava Levi’s sbiaditi
e scarpe da corsa
due decenni più giovane, guardava le immagini
e sgomitando con la bellicosa popolazione
che gli stava intorno, vive
in un isolato con un sacco di ristoranti vietnamiti
ristoranti e bar colmi di aspiranti
cacciatori, il sapore di una birra sgasata
è sulla sua lingua, volta
le pagine del mio libro
con la poesia nessuno è abbastanza sicuro, si siedono in un angolo
consapevoli delle cerimonie umane
per chiedere: “Conoscevi davvero Walt Whitman?”
4 novembre, sto cercando di mettere da parte l’incesto,
novembre è un cobra, il travaglio riprende
sfoglio le notizie mattutine per non trovare nulla
di interessante, invece faccio l’inventario del
cappotto di quel poeta, dei suoi pantaloni, del suo modo di tenere la moka
lavorava in una libreria ma è stato licenziato, affascinante
sapere che le persone lavorano ancora in quei luoghi
oggi rastrello le foglie e le metto
nel nostro bidone verde, oggi prendo la macchina e vado a vedere le onde dell’oceano
e la nebbia bassa, mi ricordo
delle cose rotte
4 novembre, la notizia è la birra sgasata, lo sapevo
baristi con tristi occhi da cane che leggono
filosofia greca e latina,
avevo amici che erano sposati e poi
hanno divorziato rapidamente, sono
morti o vecchi, ho amici che siedono
nei caffè, libro in mano
4 novembre, penso al
più giovane poeta, solo
la scorsa notte ha chiamato, ci siamo incontrati al Phil’s Café
mi ha regalato The Hunger Season, un libro
di poesie, “uomini con la pancia
e berretti da baseball fumano in piedi fuori
dal Cafè Nirvana”, scrive in una delle poesie
amo leggere: “uomini con la pancia da birra
si voltano verso la tormenta
meditando silenziosi” la luce del giorno
si avvicina, all’inizio di novembre
uomini e donne affollano balaustre
cadono le foglie, le schiacciano
sotto i piedi, ascoltale crepitare
in un freddo e frizzante clima, l’eucalipto s’illumina
il sicomoro diventa estatico
il clima cambierà radicalmente
sto pensando di cambiare la mia vita,
saltellando per sopravvivere, aggrappandomi alle idee, parlando
a un intero coro di scrittori, giovani e vecchi,
e alle persone che ne conoscono i covi, degli uomini
che alloggiano solo in hotel economici, il Vecchio Whitman
che inganna se stesso, prova l’acqua dell’amore, tende
l’agguato in attesa che arrivi la notte, lui è Poe, forte e
medievale, un modernista dei suoi tempi
un buon mese di opportunità perse
possa regnare la grande ambizione,
il profeta corre a rollare una canna,
sono crollate le Torri Gemelle,
i Buddha esplosi
due volte a novembre,
in “Palloncini” il poeta più giovane inizia:
“È martedì, 4 settembre
duemilasette…”
In “Spider Man” scrive:
“I muri fottono
e le porte sanguinano
in questo pomeriggio di novembre…”
Traduzioni di Andrea Garbin
Neeli Cherkovski: Nato a Santa Monica, in California, nel 1945, si trasferisce a San Francisco nel 1975. Poeta, critico, memorialista e biografo, ha curato con Charles Bukowski la rivista “Laugh Literary and Man the Humping Guns” e, poco più tardi, con lo stesso Bukowski e con Paul Vangelisti la “Anthology of L.A. Poets (Laugh Literary & Red Hill Press, 1972). Nel 1988 ha pubblicato “Whitman’s Wild Children”(Lapis Press) libro che contiene dodici saggi su altrettanti poeti della Beat-generation. Ha ideato il primo San Francisco Poetry Festival e fondato a metà degli anni ‘90 il Café Arts Month. Cherkovski è autore di tredici libri di poesia, tra cui ricordiamo: “Animal”(Pentograph,1996); Elegy for Bob Kaufman (Sun Dog Press, 1996); Leaning Against Time (R.L.Crow, 2005); Einstein Alive (Solo Zone,2005). Ha lavorato come “writer-in-residence” al New College of California di San Francisco fino al 2008, insegnando Filosofia e Letteratura. È autore di due biografie ufficiali: “Hank: The Life of Charles Bukowski”(Random House, 1991) e “Ferlinghetti: A Biography”(DoubleDay, 1976). In Italia ha pubblicato “L’amore comunque”(Seam Edizioni, 2013) ed è inserito nelle antologie “Nuova poesia americana: Los Angeles”(Mondadori,2005) e “Nuova antologia di poesia americana”(Ensemble Edizioni, 2015).
Immagine di copertina: Quadro del pittore Granville Redmond.


